Corner room. Si può. Si deve.

Il ristorante di Nuno Mendes – bravissimo e stellatissimo chef Portoghese – si trova a Londra, al piano terra del TOWN HALL HOTEL, un hotel boutique che occupa i locali del municipio di Bethnal Green – ancora mi chiedo come facciano gli Inglesi a vendere i propri immobili storici pur di far cassa – un bell’edificio in stile liberty dell’800, nell’East End londinese, a due passi dalla metro omonima. Un quartiere multietnico, dove Nuno lavora assieme alla sua squadra presso il Viajante.

Ma Nuno non lavora solo qui; al primo piano dell’hotel, c’è una stanza, una Corner Room, con 30 coperti, dove non è possibile prenotare e che serve i piatti di Nuno Mendes; alcuni di questi, identici a quelli del Viajante, ma magari non più in carta.

Stesso livello di cucina, stesse materie, ambiente forse più informale e – udite udite – 3 portate per 19 sterline. Certo, il menù è stampato sulla carta paglia – bellissimo comunque – la carta dei vini ha una dozzina di bottiglie, il piatto di portata è sempre uguale e non è possibile prenotare. Ce ne faremo una ragione.

Dalla carta è possibile comporre il proprio menu scegliendo un antipasto, un piatto principale ed un dessert; in due, abbiamo assaggiato praticamente un po’ di tutto.

STARTERS
Venison in ash with salsify and date / Cervo cotto nella cenere con scorzonera e datteri

Sea bass ceviche with fennels / Ceviche di branzino con finocchi

 

La cucina e le materie sono veramente di altissimo livello e alcuni piatti rimarranno impressi a lungo nella mente e nelle papille; anche i dessert si sono rivelati all’altezza. Nulla da dire sul servizio delle due ragazze che seguono la sala – una in taieur e una in jeans strappati e piena di piercing sulla faccia – che non decantano ogni ingrediente nel piatto, ma sono gentili, precise e sorridenti. Si esce doppiamente contenti, perché si mangia benissimo ed il portafoglio non è alleggerito.

MAINS
Lamb neck with savoy cabbage and garlic / Collo di agnello con verza e aglio

Short ribs with mushroom caramel and pak choi / Costine di maiale al caramello di funghi e pak choi

Eringe mashrooms with smokey aubergine & pickled shallots / Funghi cardoncelli con melanzana affumicata e scalogni in agrodolce

A questo punto però faccio il mio mestiere (quello vero) e faccio due conti … Londra è un luogo dove gli affitti sono alti, il lavoro costa e l’IVA è al 20% sulla ristorazione. Con tutto ciò, si riesce a fare altissima cucina senza rinunciare a materie prime o sacrificando arredi o servizio; inoltre – per cultura – non è paese che terrebbe su un’attività antieconomica, magari finanziata dal ristorante blasonato al piano inferiore.

Come mai allora in Italia si piagnucola sempre e non si riesce – salvo eccezioni che si contano sulle dita di una mano – a mettere in campo un’offerta come quella del Corner Room? Qualcuno ha una risposta?

Secondo me questo è un esempio di quanto si possa fare; anzi, si debba fare nella ristorazione.

Vi lascio con i dessert

DESSERTS
Frozen pannacotta with apple & hazelnut / Pannacotta frozen con mela e nocciola

Rhubarb with white chocolate & buttermilk sorbet / Rabarbaro con cioccolato bianco e sorbetto di latticello

10 Risposte to “Corner room. Si può. Si deve.”

  1. Mario Says:

    Non penso che sia una questione culturale ma economica. In Italia partendo dal convincimento che abbiamo una tra le migliori cucine europee (cosa vera per altro) si pensa che anche ciò che non è curato abbia un valore se rapportato ai clichè di altri paese e quindi ecco perchè si sceglie di guadagnare creando “mangiatoie” e non luoghi di ristoro. Presunzione e stupidità, potrebbero essere un alibi se non fosse che il fatto triste…è che c’è pure il riscontro economico. La differenza in questi casi la fa la passione (sia del ristoratore, sia del cliente) ma quella è una coincidenza che non fa proseliti…
    PS
    Quanti vanno a mangiare in ristoranti fighetti senza capire nulla di quello che portano nel piatto…quanti bevono vino e lo giudicano dal prezzo…altro che corner…io li metterei al muro😛 ahahahhahahaaha

  2. Quando ho letto il prezzo e ho visto i piatti sono rimasta basita… Ammazza! Ho detto!
    Segno per quando torno a Londra

  3. Non fartelo sfuggire; è aperto 12-23, per cui si può comodamente pranzare all 15😉

  4. Mario, c’è anche un discorso culturale. Gli inglesi guardano molto alla sostanza e poco alla forma – che comunque non è sacrificata al CORNER ROOM. E il discorso cultirale – lato Italia, senza limitarsi ai ristoranti – è che di fronte ad un problema, piuttosto che cercare un’opportunità, una soluzione creativa, preferiamo arroccarci su posizioni di privilegio già acquisite / piantare un bel piagnisteo.
    Uno degli ultimi esempi: i ristoratori napoletani che si sono lamentati delle partite al sabato sera.

  5. annoto subito per il we londinese🙂
    ottimo suggerimento

  6. anke io ci andrò nel mio we londinese.ke gioia vedere i frutti di quella semina di tanti anni fa. mi dai emozioni e felicità

  7. Aldatosoni Says:

    Naturalmente nessun problema x quei poveri animaletti nel piatto vero??

  8. Assolutamente, erano buonissimi😀

  9. Aldatosoni Says:

    Gennari’….. non si potrebbe scrivere in italiano? Mi piace il tuo blog ma certe indicazioni non le capisco….scusasse:-D:-D:-D:-D

  10. Boh … non ho mica capito a cosa ti riferisci? I nomi dei piatti sono anche tradotti.

I commenti sono chiusi.

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